Comincia il viaggio in un racconto a tre dimensioni, quelle della materia pulsante che prende vita tra le sue mani e da cui nascono capolavori espressione diretta e lucida del suo genio creativo.
Ripercorriamo gli anni dell’apprendistato, segnati dall’influsso di maestri come Giorgio Martini (padre del già celebre Alberto) e Antonio Carlini, dal quale impara le tecniche della formatura; esempio di questa esperienza è il sorprendente Ritratto di Fanny Martini.
Entriamo così nella stagione più prolifica del grande scultore trevigiano.
Di lì a poco infatti si terranno le prime mostre a Treviso e a Venezia, dove Martini ha l’occasione di proporre le sue opere e ottiene i primi riconoscimenti (Equilibrio/contrabbassista, Libero pensatore). E poi lo seguiamo nei suoi viaggi di stimolo per confrontarsi con i nuovi orizzonti e i nuovi linguaggi internazionali: la lunga permanenza a Monaco di Baviera e l’influenza di Parigi, città ricchissime di stimoli artistici, mostrano i loro frutti nella produzione degli anni a ridosso e durante la prima guerra mondiale, caratterizzati dall’impiego di ogni forma espressiva. Alle sculture, con opere in gesso e in cemento come Maternità e Allegorie del mare e della terra, si affianca l'importante esperienza grafica e quella ceramica, per la quale appunto collabora con la fornace Gregorj, trovando nel proprietario un mecenate e un sostenitore che lo guida nella sperimentazione tecnica, segnando profondamente la sensibilità dello scultore che in quella materia trova la pienezza plastica e interpretativa che culminerà, negli anni della maturità, in opere vigorose e potenti.



