L’ultima sala dell’esposizione accoglie le produzioni grafiche della "scuola" di incisione trevigiana, che conobbe nel corso del Novecento sperimentazioni e tecniche diverse, prima di attestarsi sulla produzione di acqueforti: dalle artigianali intense cheramografie di Arturo Martini nel secondo decennio del secolo, ai linoleum dello stesso Martini e di altri, alle xilografie praticate con rara potenza espressiva da Gino Pinelli, e ancora da Giuseppe Mazzotti, Arturo Malossi, Lino Bianchi Barriviera e Giovanni Barbisan.
Uscendo dalle sale e raggiungendo il chiostro, ancora una volta protagonista assoluto è Arturo Martini con le sue Allegorie del mare e della terra, ma soprattutto con quello che è opera iconica e ormai emblema stesso del Museo, l'Adamo ed Eva, opera acquisita con pubblica sottoscrizione nel 1993; una targa ricorda infatti i nomi dei 500 privati che hanno contribuito a riportarla a “casa”.
Opera monumentale, alta più di tre metri, rappresenta la prima famiglia proiettata verso un futuro positivo e di speranza, oggi simbolo identitario del Museo Bailo, che suggerisce fin da subito l'idea di un museo "invitante" e in dialogo con la città che orgogliosamente la ospita.

