La Venere dei porti è uno dei capolavori di Arturo Martini degli anni Trenta, nella fase in cui adotta la terracotta refrattaria anche per opere monumentali, e trova nella scultura etrusca una potente fonte di ispirazione.
Il soggetto, affrontato anche da artisti coevi come Mario Sironi, riflette sui temi quali l'emarginazione femminile, la solitudine, e l'attesa.
Qui Martini sembra concentrarsi meno sulla connotazione spaziale e insistere piuttosto sulla qualità materica dell'opera, ruvida e imperfetta.