Storia delle collezioni

Una parte delle collezioni oggi conservate nella sede di Santa Caterina proviene dalla sede storica dei Musei civici di Treviso intitolati alla figura carismatica di Luigi Bailo (1835-1932) che ne fu fondatore e dal 1879 primo responsabile (a titolo gratuito).

Foto dell'abate Luigi Bailo (1835-1932)Il primo allestimento fu in alcune stanze a pianterreno dell’ex convento già di San Girolamo e poi dei Carmelitani scalzi, contigue alla Biblioteca civica e all’allora sede del Ginnasio Liceo. Originariamente fu intitolato Museo Trivigiano, per sottolinearne l’aperta relazione con la città e il suo territorio, e la volontà di salvare “tutto ciò che della Patria ogni dì purtroppo va scomparendo sotto la pressione dei bisogni urgenti della vita, della civiltà, dei capricci della giornata”, come scrisse lo stesso Bailo che per cinquant’anni promosse la salvaguardia artistico-architettonica cittadina e delle raccolte museali, salvò personalmente, acquistò e con la sua fama di appassionato cultore di archeologia ed arte fece sì che numerosi collezionisti, anche non trevigiani, decidessero di donare o vendere le loro raccolte al “suo” museo.

Entro gli anni ’30 del Novecento erano pervenuti così nelle civiche raccolte i bronzi preromani e romani delle collezioni Fautario e Tessari, le terrecotte italiche della raccolta Donà, i reperti centro italici acquisiti da Bludowsky, i materiali opitergini di età romana donati dai Revedin, i reperti lapidei e scultorei di origine greca e romana provenienti dal commercio antiquario veneziano (vedi anche la sezione archeologica).

Per quanto riguarda invece le collezioni artistiche, e in particolare la Pinacoteca, il primo nucleo museale, inizialmente ospitato in un edificio rinascimentale di Piazza dei Signori, venne istituito nel 1851 a seguito dell’acquisizione della raccolta di quadri, in prevalenza del XIX sec., di Margherita Grimaldi Prati, a cui si aggiunsero ben presto altre importanti collezioni.
Alcune di esse, come ad esempio la Sernagiotto, comprendevano, oltre a numerosi dipinti anche di altissimo livello (Lotto, Guardi, Tiepolo), mobili e ceramiche. E' probabilmente guardando a questi modelli collezionistici preesistenti, che Bailo iniziò anche una collezione di arti applicate, tra cui si può segnalare una notevole ma ancora misconosciuta raccolta di oreficeria sacra, per documentare l’artigianato e la cultura materiale del passato (vedi altre sedi espositive).

Un altro suo importante impegno, documentato dai manoscritti autografi e dai primi inventari conservati nell'archivio dei Musei Civici, fu il salvataggio del patrimonio urbano di affreschi, della cui necessità egli fu particolarmente consapevole, seguendo i numerosi cantieri che a fine Ottocento stavano comportando la distruzione di edifici storici e la conseguente perdita delle correlate superfici pittoriche. In questo senso il recupero più importante fu quello del ciclo con le Storie di Sant'Orsola di Tomaso da Modena dalla chiesa sconsacrata di Santa Margherita (vedi la sezione affreschi).

Immagine del museo BailoDopo il forte coinvolgimento di Luigi Bailo, che curò anche il riallestimento dopo i danni della I Guerra mondiale, fu l’illustre storico dell’arte trevigiano Luigi Coletti che, nominato conservatore, a partire dal 1936-38 si occupò di riordinare tutte le collezioni, riallestendo in un percorso organico unitario, nei nuovi spazi nel frattempo acquisiti presso la sede di Borgo Cavour, la sezione archeologica e la Pinacoteca, incrementata con gli affreschi (vedi la galleria d'arte medievale, rinascimentale e moderna). Gli si deve anche, con la consulenza di Luigi Sorelli, la riesposizione dei manufatti di arte applicata presso la nuova sede di Ca' da Noal, il cui edificio era stato in quegli anni acquisito e parzialmente ricostruito in stile gotico (vedi altre sedi espositive).
Sempre Luigi Coletti coordinò il riallestimento delle sedi museali, con la solenne riapertura il 15 giugno 1952, dopo i gravi danni della II Guerra Mondiale.

Nel 1953 l'istituto dei Musei Civici fu reso autonomo dalla Biblioteca. Sotto la direzione dello storico dell'arte Luigi Menegazzi, ci fu un particolare incremento della Galleria d'arte attraverso acquisti diretti dell'amministrazione comunale e importanti lasciti privati, tra cui il Lattes, quello dell'allora Cassa di Risparmio, il De Lisi Usigli, il Mazzolà, solo per citarne alcuni, che portarono nelle collezioni opere di Pozzoserrato, Tiziano, Gino Rossi, Arturo Martini.

Negli Anni Settanta del Novecento la convenzione con lo Stato per l'uso del complesso conventuale già appartenuto ai frati Serviti fece entrare a pieno titolo nelle collezioni museali anche l'importante patrimonio di affreschi tardogotici, ancora in situ nella chiesa di Santa Caterina e negli altri spazi dell'ex convento (vedi il complesso di Santa Caterina).

Sotto la direzione di Eugenio Manzato fu inoltre integrata, sia attraverso acquisti che attraverso doni anche consistenti, la collezione di grafica pubblicitaria civica, già presente in nuce con alcuni bozzetti di Giovanni Apollonio, donati ai musei civici nel 1952 dalla vedova, che ha fino ad oggi affiancato il deposito statale della notissima raccolta di Nando Salce.

Dal 2003, anche per improcrastinabili lavori di restauro degli spazi della sede storica di Borgo Cavour, il nuovo luogo di riferimento dei musei civici è divenuto l’ex complesso conventuale di Santa Maria dei Serviti con la ex chiesa di Santa Caterina, denominato per brevità e quindi noto come Santa Caterina.
Dal 2006 vi si trova l'allestimento permanente della sezione archeologica e quello provvisorio della galleria d’arte medievale, rinascimentale e moderna. Nella chiesa, oltre ai restituiti affreschi parietali, sono visibili dal luglio 2008, con rinnovata disposizione, i telai con gli affreschi staccati delle Storie di S. Orsola di Tomaso da Modena (vedi la sezione ex chiesa - affreschi).

 

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